Lettera Aperta

Questa lettera aperta per evidenziare, motivare le rivendicazioni.

Il momento congiunturale che si è creato impone anche ad ENASARCO una corposa spending review che tenga conto del grosso patrimonio immobiliare a disposizione prima degli agenti e poi dell’Ente.
La perequazione che il termine del 2024 dovrebbe garantire non risolverà il problema che, invece, ben potrebbe essere affrontato nell’immediato.
La crisi delle famiglie comuni, nonché per le famiglie degli stessi agenti, garantirebbe una copertura di azione di ricollocamento degli immobili in locazione.
Tale operazione genererebbe un gettito nuovo ed autosufficiente per garantire il riequilibrio già entrò pochi anni anni da oggi a vantaggio, con certe cautele date da un minimo di contribuzione di almeno 10 anni e quindi la quasi totalità degli agenti, di tutta la categoria.
Bisognerebbe pertanto mobilitarsi per richiedere l’esibizione di tutti i contratti di locazione e correggere eventuali, ma ritengo non tanto eventuali, sperequazioni.
L’operazione di liquidazione del patrimonio avviata, con alcune ombre,

va nettamente in senso contrario a ciò, preoccupandosi, invece, unicamente del medio termine, ma non del lungo termine e cioè del futuro.
Fatta questa piccola osservazione, vediamo lo stato dell’arte.
La vostra Cara, ma molto cara, Fondazione a causa della doppia obbligatorietà, unico caso in europa, perde, lungo il “miglio verde” dei 20 anni di contributi, migliaia di iscritti ogni anno che penalizza chi esercita l’attività degli agenti di commercio.
Quanto qui riferito non lo dice un attento lettore dei dati che ci riportano le cronache tristi del logorante lavoro degli agenti di commercio, ma è quanto è emerso in una audizione in Commissione di Vigilanza nel 2014 sugli enti di previdenza.
Come molti sapranno la contribuzione Enasarco ha carattere integrativo, ma la domanda che viene spontanea è quella se, sia l’INPS integrativo o l’Enasarco posto che entrambe assumono carattere obbligatorio.
La stortura è quella che mentre i contributi Enasarco hanno, carattere integrativo della pensione obbligatoria Inps dei commercianti, che richiede altrettanti versamenti, l’Enasarco nonostante sia una previdenza complementare, ha carattere obbligatorio.
Quindi che senso avrebbe chiamarla integrativa?
I sistemi integrativi, per nozione, danno la libertà di scegliere a tutti i lavoratori se e dove versare i propri accantonamenti.
Il risultato, ancor più se raffrontato a questo momento di crisi, è che gli agenti sono obbligati ad un doppio versamento contributivo che inizia ad essere difficilmente sostenibile e giustificabile.
Le leggi non consentono agli agenti di utilizzare i versamenti interrotti, ricorrendo a ricongiunzioni, totalizzazioni, cumuli ecc. e neppure di poter ottenere una restituzione.
Questo è il punto di partenza dal quale far partire e fa sentire la voce.
La nota situazione dei contributi “silenti” rappresenta, del resto, da anni uno dei principali punti oscuri irrisolti della Fondazione.
Ad oggi circa 500 mila agenti hanno versato meno dei degli anni previsti che, per diversi motivi, hanno interrotto la continuità dei versamenti, divenuti così non più utilizzabili e irrimediabilmente persi, per ora.
Il fenomeno dei contributi silenti ha portato ad una crescente chiusura di contratti di agenzia con conseguente fuga dall’Enasarco verso altre figure professionali che vengono inquadrati dalle aziende come commerciali, contratti di consulenza e così via….
Una fenomeno stimato in circa 4 mila agenti l’anno, e che in molti casi proseguono la stessa attività nel regime Inps.
E’ ormai sotto gli occhi anche dei meno attenti che il quadro normativo attuale non sia più in linea con le attuali esigenze degli agenti.
I tempi sono sempre più bei e volutamente allungati.
L’Enasarco rappresenta, oggi in Italia l’unica “Previdenza integrativa” ad essere disposta come obbligatoria nel nostro ordinamento.
Pare ovvio che questa sia un’anomalia di sistema; si è già affermato che dovrebbe essere corretta (e qui ormai proliferano sia le interrogazioni e che le posizione in Commissione di Vigilanza sugli enti di previdenza).
Le varie interrogazioni parlamentari hanno evidenziato che l’Enasarco è l’unica tipologia di ente, nell’ordinamento pensionistico italiano con copertura contributiva di natura integrativa, che preveda la contribuzione obbligatoria (quindi doppia contribuzione per i soggetti interessati, che sono obbligati a versare anche all’INPS), ed eroga prestazioni previdenziali alla stessa stregua di qualsiasi altro fondo di previdenza di base, pubblico o privato che sia.
La palese anomalia del sistema previdenziale italiano la si nota anche dalla lettura dall’ordinanza n. 2962 del 3 agosto 2011 del Tar del Lazio, che ha ribadito la propria giurisdizione e competenza in relazione alla fondazione Enasarco, sottolineando che “ciò che rileva, non è la natura giuridica di Enasarco, ma la funzione che attraverso l’ente viene svolta, nella specie previdenziale, la cui natura pubblicistica è di immediata evidenza”.
Questo anomalia istituzionalizzata fa si che agli agenti è preclusa la totalizzazione, nonostante lo stesso ente rientri fra i soggetti di cui al decreto sulla privatizzazione, in quanto come precisa il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (direttiva del 2 marzo 2006): “per gli agenti di commercio la totalizzazione dei periodi contributivi versati all’Enasarco ed all’INPS, in concreto non trova applicazione. Infatti, scopo della totalizzazione è coprire periodi di contribuzione diversi per i quali siano stati versati contributi previdenziali ad Enti gestori diversi”.
Per l’agente di commercio la contribuzione invece è contemporanea, così come l’iscrizione, sia verso la gestione commercianti dell’INPS, sia verso la Fondazione. In questo modo non sorge la possibilità di utilizzare la totalizzazione.
La fondazione per dare un contentino fornisce alcune ipotesi in cui ci possa essere la totalizzazione, ma sono casi molto particolari in cui, una delle due contribuzioni (INPS o ENASARCO) non sia stata versata.
Il regolamento della fondazione Enasarco, poi, prevede la possibilità della restituzione del 30 % dei contributi versati solo in caso di cambio di attività e di trasferimento ad altro fondo previdenziale integrativo obbligatorio, ma che, per inciso, in Italia non esistono.
Quindi se non hai minimo 7 anni di contribuzione non puoi accedere ala contribuzione volontaria e quindi la moltitudine di agenti di commercio che abbia tentato di accedere a questa professione o si è visto stritolato dalla previdenza che invece avrebbe dovuto dargli un paracadute durante la vecchiaia!
Diversamente saranno irrimediabilmente persi.
L’ipotesi maggiormente percorribile, se ci sia la volontà naturalmente, sarebbe quella di disporre la facoltatività di una previdenza integrativa raccolta da Enasarco, come è dato per gli altri enti, in mancanza di ragioni vere e non celate dal dover mantenere un carrozzone, di dovere contribuire obbligatoriamente con una duplicazione del costo della pensione.
Verrebbe da pensare che gli agenti di commercio vengo spinti verso la figura dei commerciali interni o procacciatori d’affari che come noto notavano alcuna tutela.

 

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